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Dislipidemia

Dislipidemia

Le alterazioni delle quantità dei lipidi presenti nel sangue sono dette dislipidemie.
I lipidi presenti nell’organismo sono: gli acidi grassi, i fosfolipidi, i trigliceridi e il colesterolo.
Gli acidi grassi sono acidi monocarbossilici alifatici e possono essere saturi, monoinsaturi e polinsaturi.
I trigliceridi sono molecole formati per esterificazione del glicerolo con tre molecole di acidi grassi. Sono i principali componenti del tessuto adiposo e rappresentano un’efficace riserva energetica. La quantità di trigliceridi presenti nel sangue è detta trigliceridemia e non dovrebbe superare i 150 mg/dl anche se i valori normali sono compresi tra 50 e 200 mg/dl .
Valori superiori aumentano notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari come l’arterioslerosi, l’angina e l’infarto.
I fosfolipidi fanno parte della struttura delle membrane cellulari e derivano da un particolare trigliceride detto acido fosfatidico unito a molecole di colina, serina, etanolamina ecc.
Il colesterolo è un lipide essenziale delle membrane cellulari ed è il precursore di tutti gli ormoni steroidei che presentano chimicamente l’anello del ciclopentanoperidrofenantrene, e comprendono pertanto, gli androgeni, gli estrogeni, i progestinici, i glucocorticoidi, ecc. Il colesterolo è inoltre il precursore del 7-deidrocolesterolo presente nella pelle, dal quale, per azione della luce solare, si forma la vitamina D.
Il colesterolo presente nell’organismo deriva in parte dagli alimenti di provenienza animale ed in parte è di provenienza endogena, cioè sintetizzato all’interno dell’organismo. Nell’uomo, non esiste un meccanismo di degradazione del colesterolo e l’unica via di eliminazione è la sua escrezione con la bile anche se successivamente viene parzialmente riassorbito.

Colesterolemia

La quantità di colesterolo presente nel sangue è detta colesterolemia e i valori normali variano tra 130 e 200 mg/dl. Valori superiori sono da considerarsi rischiosi perché causano patologie cardiovascolari. Infatti, uno stato di ipercolesterolemia continua produce le placche ateromasiche all’interno dei vasi sanguigni causando una diminuzione del flusso ematico fino anche all’ostruzione completa.
I trigliceridi, i fosfolipidi ed il colesterolo sono trasportati nel plasma dai chilomicroni e dalle lipoproteine plasmatiche che sono classificate secondo la loro densità; tale densità varia a seconda del tipo e della quantità di lipide trasportato. Distinguiamo:
a) i Chilomicroni che trasportano trigliceridi (89%) e colesterolo (6%):
b) le VLDL (very low density protein): che sono lipoproteine a bassissima densità che trasportano essenzialmente per il 50-60% i trigliceridi, per il 15% colesterolo;
c) le IDL (intermediary density lipoprotein) che trasportano colesterolo (40%) e trigliceridi (20%);
d) le LDL (low density lipoprotein) che trasportano principalmente colesterolo (50%) e trigliceridi (10%);
e) le HDL (high density lipoprotein) che sono lipoproteine ad alta densità e si dividono in due sottoclassi (HDL2 e HDL3) a seconda della diversa percentuale di apolipoproteine presenti e di tipo di grassi trasportati. Sono responsabili del 20-30% del trasporto totale del colesterolo plasmatico.
Le quantità di colesterolo e trigliceridi presenti nel sangue pertanto dipendono dall’efficienza dei meccanismi di trasporto, di deposito, di rilascio e di recupero che avvengono tra il plasma, i tessuti priferici ed il fegato.
Tali meccanismi hanno una regolazione fine e piuttosto complessa per l’intervento di molti fattori enzimatici ed ormonali.

Le LDL

Le LDL hanno la funzione di distribuire il colesterolo alle cellule dei tessuti che ne hanno estremo bisogno per la propria funzionalità, ma se esse sono in eccesso, vanno incontro a modificazioni e depositano il colesterolo sulla parete dei vasi sanguigni formando le già citate placche ateromasiche che riducono l’elasticità delle pareti arteriose e possono causare otturazione dei capillari.
Il colesterolo presente nelle LDL a causa della sua azione fortemente aterogena è solitamente detto “colesterolo cattivo”.
Al contrario il “colesterolo buono” è quello delle HDL le quali hanno la funzione di ripulire le arterie spazzando via i depositi.
Rilevante importanza viene oggi dato al rapporto colesterolo totale/HDL che è ritenuto un significativo indice di rischio cardiovascolare.

  • Se il rapporto è minore di 3 il rischio è nullo
  • Se il rapporto è tra 3 e 5 il rischio è medio basso
  • Se il rapporto è tra 5 e 7 il rischio è medio alto
  • Se il rapporto è tra 7 e 10 il rischio è alto
  • Se il rapporto è superiore a 10 il rischio è molto alto.

Trattamento dietetico delle dislipidemie

Le diete elaborate per i soggetti dislipidemici hanno la funzione di abbassare le LDL e di tenere alte le HDL. Solitamente, chi soffre di ipercolesterolemia è un soggetto che per molti anni ha fumato, ha bevuto alcol, è in soprappeso, non conduce un buon stile di vita o non ha una buona alimentazione.
Come suggerito dalle linee guida internazionali, indipendentemente dal difetto metabolico, i pazienti con dislipidemia devono essere trattati inizialmente con una appropriata dieta, perché in molti casi il solo trattamento dietetico è sufficiente a far rientrare il colesterolo ed i trigliceridi a valori normali o desiderabili.

Dieta ipocolesterolemizzante

Una dieta ipocolesterolemizzante può ridurre la colesterolemia fino al 20 % del valore iniziale senza diminuire i livelli di HDL. Se il soggetto non risponde alla dieta entro 2 o 3 mesi è consigliato di prolungare il trattamento restringendo ulteriormente le quantità degli alimenti che apportano colesterolo. Questa maggiore attesa è giustificata dal fatto che taluni soggetti possono avere un periodo di latenza piuttosto lungo e per questo non rispondono celermente alla dietoterapia.
Qualora la risposta non dovesse arrivare si può intervenire farmacologicamente.
La dieta capace di abbassare i livelli di trigliceridi si è rivelata più determinante di quella ipocolesterolemica perché sono molto più frequenti i casi in cui i valori si normalizzano.

La dietoterapia in questo caso prevede l’uso di:
a) acidi grassi monoinsaturi in sostituzione dei grassi saturi in quanto riducono il colesterolo totale e la frazione LDL senza interferire sui livelli di HDL;
b) acidi grassi omega-3 per gli effetti sulla riduzione dei valori dei trigliceridi;
c) acidi grassi polinsaturi omega-6 per il loro effetto ipocolesterolemizzante;
d) fibre solubili della frutta, verdura e legumi per il loro effetto sull’abbassamento dei valori del colesterolo.

L’alimentazione consigliata dal nutrizionista nelle dislipidemie consente di consumare una notevole varietà di nutrienti, riducendo sostanzialmente il consumo di carni rosse ed aumentando l’assunzione di carni bianche, pesce, frutta, verdure, legumi, cereali e oli vegetali.
In definitiva, la dieta opportunamente elaborata per il trattamento delle ipercolesterolemie e delle ipertrigliceridemie di moderata entità rappresenta oggi l’approccio terapeutico più idoneo, ed al contempo, è un efficace trattamento preventivo al trattamento farmacologico nei casi di dislipidemie di entità più rilevante.

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